Diritto di autore e diritto di accesso

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TAR Lazio, Sez. Latina, 11.12.2017 n. 611

Massima

Nè il diritto di autore né la proprietà intellettuale precludono la semplice riproduzione, ma precludono, invece, al massimo, soltanto la riproduzione che consenta uno sfruttamento economico e, non essendo l'accesso lesivo di tale diritto all'uso economico esclusivo dell'opera, l'ostensione deve essere consentita nelle forme richieste da parte dell'interessato, ossia della visione e dell'estrazione di copia

Sentenza 

FATTO

Il ricorrente in data -OMISSIS-è stato sottoposto a test M.M.O.I/2 presso il Centro di salute mentale di Cassino.

Il -OMISSIS- presentava quindi istanza di accesso alla seguente documentazione: copia degli “atti preliminari alla relazione psicodiagnostica, copia del test e di tutti gli atti di riferimento”.

Con la nota impugnata la a.s.l. Frosinone consentiva l’accesso ai “soli punteggi rilevati al test” e lo negava relativamente ad “altra documentazione del test” con la motivazione che il rilascio “comprometterebbe il copyright e la salvaguardia della sicurezza del test stesso ed è limitata a coloro che sono legalmente e deontologicamente legati a detta sicurezza”.

Di qui il ricorso all’esame con cui il signor -OMISSIS- chiede che sia accertato il suo diritto all’esibizione di ogni altro atto relativo al test somministratogli denunciando l’illegittimità del diniego, non rientrando le motivazioni poste a base del diniego tra quelle che possono a norma di legge giustificare la negazione dell’accesso.

La a.s.l. Frosinone si è costituita in giudizio sostenendo l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione e nel merito e in subordine chiedendone la reiezione.

DIRITTO

Preliminarmente occorre esaminare l’eccezione di difetto di giurisdizione; la a.s.l. sostiene al riguardo che la fattispecie all’esame non sarebbe riconducibile alle previsioni degli artt. 22 e segg. della legge 7 agosto 1990, n. 241 ma a quella dell’articolo 7 d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 con conseguente attrazione della controversia alla giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria ex articolo 145 del citato d.lg. n. 196.

L’eccezione è infondata; la controversia in questione attiene infatti alla materia dell’accesso a documenti amministrativi detenuti da amministrazioni pubbliche per la quale l’articolo 59 d.lg. n. 196 citato stabilisce che “i presupposti, le modalità, i limiti per l'esercizio del diritto di accesso a documenti amministrativi contenenti dati personali, e la relativa tutela giurisdizionale, restano disciplinati dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e dalle altre disposizioni di legge in materia, nonché dai relativi regolamenti di attuazione, anche per ciò che concerne i tipi di dati sensibili e giudiziari e le operazioni di trattamento eseguibili in esecuzione di una richiesta di accesso. Le attività finalizzate all'applicazione di tale disciplina si considerano di rilevante interesse pubblico”.

Può quindi passarsi al merito del ricorso che è fondato.

Va premesso che il ricorrente chiede l’accesso a documenti (essenzialmente al test che gli è stato “somministrato” al fine – evidentemente – di poter contestare la diagnosi che sulla base delle “risposte” date è stata fornita) che lo riguardano personalmente e che l’interesse alla loro conoscenza è evidente (e – si aggiunge – non contestato dall’amministrazione).

Ciò premesso la motivazione con la quale è stato negato l’accesso – anche a prescindere dalla sua scarsa intellegibilità – non è idonea a supportare legittimamente il diniego dato che essa non è riconducibile a quelle in base alle quali l’accesso può essere limitato o escluso.

 

Al riguardo va solo puntualizzato che condivisibile è la giurisprudenza invocata dal ricorrente che ha chiarito che in linea di principio la natura di opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore dell’atto cui si chiede l’accesso non esclude quest’ultimo dato che la disciplina dettata a tutela del diritto di autore e della proprietà intellettuale garantisce gli interessi economici dell'autore ovvero del titolare dell'opera intellettuale, mentre la normativa sull'accesso agli atti è funzionale a garantire altri interessi e, in questi limiti, deve essere consentita la visione e anche l'estrazione di copia. Né il diritto di autore né la proprietà intellettuale precludono la semplice riproduzione, ma precludono, invece, al massimo, soltanto la riproduzione che consenta uno sfruttamento economico e, non essendo l'accesso lesivo di tale diritto all'uso economico esclusivo dell'opera, l'ostensione deve essere consentita nelle forme richieste da parte dell'interessato, ossia della visione e dell'estrazione di copia, fermo restando che delle informazioni ottenute dovrà essere fatto un uso appropriato, ossia esclusivamente un uso funzionale all'interesse fatto valere con l'istanza di accesso (in questo senso T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 21 marzo 2017, n. 3742).

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