T.A.R. Puglia - Lecce, Sez. III, 532 del 31.03.2017

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Massima

Sulla natura sanzionatoria  dell’indennità ex art. 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio

L’art. 167 d.lg. n. 42/2004 (già art. 15 l. n. 1497/1939, divenuto poi art. 164 d.lg. n. 490/1999) va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa (e non una forma di risarcimento del danno), che, come tale, prescinde dalla sussistenza effettiva di un danno ambientale.

Sentenza

 

FATTO

Il ricorrente ha impugnato, domandandone l’annullamento:

1) la determinazione dirigenziale della Regione Puglia n. 172 del 6 agosto 2015, con la quale viene comminato, ex art. 167 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 e ss.mm., il pagamento (entro il termine di novanta giorni) della somma di euro 9.355,95, quale indennità risarcitoria per il danno arrecato al paesaggio (come determinato dall’Ufficio del Genio Civile di Lecce) per aver realizzato senza il nulla-osta ex art. 146 del D.Lgs. n. 42/2004 un fabbricato a piano terra ed annessa piscina in località “La Riggia” nel Comune di Nardò;

2) ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.

A sostegno dell’impugnazione interposta ha formulato il seguente articolato unico motivo di gravame:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004, violazione o falsa applicazione dell’art. 28 della L. n. 689/1981, eccezione di prescrizione del potere di applicare e richiedere il versamento dell’indennità risarcitoria prevista dall’art. 167 del D.Lgs. n. 42/2004.

Si è costituita in giudizio la Regione Puglia, contestando in toto le avverse pretese e concludendo per la reiezione del gravame.

Con ordinanza n. 579/2016, questo Tribunale ha accolto l’istanza cautelare incidentalmente formulata dal ricorrente, “Considerato l’orientamento espresso da questo Tribunale in merito al termine prescrizionale per l’irrogazione della sanzione de qua (sent. n. 1223/2016)”.

All’udienza pubblica del 1° marzo 2017, su richiesta di parte, la causa è stata introitata per la decisione.

DIRITTO

0. - Il ricorso merita accoglimento.

1. - Il Collegio ritiene sufficiente rilevare che le censure formulate dal ricorrente (incentrate, sostanzialmente, sull’assunto secondo cui il diritto a riscuotere le suddette somme si sarebbe prescritto per decorso del termine quinquennale previsto dall’art. 28 della L. n. 689/1981) appaiono fondate ed assorbenti.

1.1 - Ed invero, la giurisprudenza prevalente e preferibile ha chiarito che <<L’art. 167 d.lg. n. 42/2004 (già art. 15 l. n. 1497/1939, divenuto poi art. 164 d.lg. n. 490/1999) va interpretato nel senso che l’indennità prevista per abusi edilizi in zone soggette a vincoli paesaggistici costituisce vera e propria sanzione amministrativa (e non una forma di risarcimento del danno), che, come tale, prescinde dalla sussistenza effettiva di un danno ambientale. È quindi applicabile anche a tale sanzione il principio contenuto nell’art. 28 della l. n. 689/1981, secondo cui “il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative punite con pena pecuniaria si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione”. Quest’ultima disposizione è applicabile, per espresso dettato legislativo, a tutte le violazioni punite con sanzioni amministrative pecuniarie, anche se non previste in sostituzione di una sanzione penale (art. 12 l. n. 689/1981) e, quindi, anche agli illeciti amministrativi in materia urbanistica, edilizia e paesistica puniti con sanzione pecuniaria>> (T.A.R. Puglia, Bari, III, 17 ottobre 2016, n. 1198; in termini, T.A.R. Puglia, Lecce, III, 27 luglio 2016, n. 1223; Consiglio di Stato, IV, 16 aprile 2010, n. 2160).

Il dies a quo della decorrenza della prescrizione, poi, “deve ritenersi coincidente con l’atto che fa cessare nel tempo la illiceità del comportamento edilizio osservato e cioè quello della intervenuta concessione edilizia in sanatoria, la quale appunto rimuove ogni ragione di incompatibilità dell’opera con gli assetti urbanistici e territoriali e fa venir meno dunque, la permanente illiceità che l’accompagnava dall’atto della sua realizzazione. (v T.A.R. Palermo, (Sicilia), sez. I, 1.4.2016, n. 824; T.A.R. Palermo, (Sicilia), sez. I, 26.2.2016, n. 567). Infatti, in riferimento all’applicazione della sanzione di cui all’art. 167, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42, il principio di autonomia delle due tipologie di violazioni (edilizia e paesaggistica) deve essere inteso nel senso che l’intervenuta sanatoria dell’abuso edilizio non fa, ex se, venir meno la potestà sanzionatoria per la diversa violazione paesaggistica, ma non anche che la stessa non abbia alcuna incidenza sulla permanenza della violazione; diversamente, la sanzione pecuniaria sarebbe sostanzialmente imprescrittibile, con potenziale contrasto con fondamentali principi di matrice penalistica, per cui la nozione di illecito a carattere permanente, ovvero con effetti permanenti, postula necessariamente, pena il configurarsi di una sorta di non ammissibile responsabilità oggettiva, che il responsabile dell’illecito conservi la possibilità di far cessare la permanenza dell’illecito stesso, ovvero di rimuoverne gli effetti. (T.A.R. Palermo, I, 13.5.2013, n. 1098)” (T.A.R. Puglia, Bari, III, cit., n. 1198/2016).

In definitiva (T.A.R. Puglia, Lecce, III, cit., n. 1223/2016), “il momento del rilascio della concessione edilizia in sanatoria …., facendo cessare l’antigiuridicità dell’intero fatto (e, quindi, anche della permanenza della violazione paesaggistica), costituisce il “dies a quo” dal quale decorre il termine di prescrizione quinquennale (ex art. 28 primo comma della Legge 24 Novembre 1981 n° 689) per irrogare la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 167 del Decreto Legislativo 22 Gennaio 2004 n° 42 e ss.mm. per le opere abusivamente realizzate in zona sottoposta a vincolo paesaggistico”, decorrendo il medesimo “(ai sensi dell’art. 158 primo comma codice penale) solo dal giorno in cui è cessata la permanenza, e pertanto - come detto - dal momento del rilascio della concessione edilizia in sanatoria (ex multis, T.A.R. Puglia, Lecce, I, 19 novembre 2015, n. 3351; III, 29 febbraio 2012, n. 380)”.

1.2 - Orbene, nella fattispecie concreta de qua, il suddetto termine prescrizionale risulta ampiamente spirato, posto che - a fronte delle concessioni edilizie in sanatoria rilasciate dal Comune di Nardò (per gli immobili predetti) in data 6 maggio 1999 e 25 maggio 1999 (previ pareri paesaggistici favorevoli) ex artt. 31 e seguenti della L. 28 febbraio 1985 n. 47 e ss.mm. - il provvedimento impugnato è stato adottato in data 6 agosto 2015, senza essere preceduto da alcun atto della Regione Puglia interruttivo della prescrizione.

Resta solo da aggiungere che appare irrilevante l’affermazione della difesa della Regione Puglia secondo cui i due titoli edilizi in sanatoria rilasciati dal Comune di Nardò all’odierno ricorrente nel maggio 1999 non sarebbero mai stati comunicati all’Ente Regione, posto che tale circostanza non impediva, comunque, alla P.A. il tempestivo esercizio del potere sanzionatorio per l’illecito paesaggistico di che trattasi.

2. - Per le ragioni innanzi sinteticamente illustrate, il ricorso deve essere accolto.

3. - Sussistono, tuttavia, gravi ed eccezionali motivi (l’esistenza di pronunce giurisprudenziali contrastanti sul tema in questione) per disporre la compensazione integrale tra le parti delle spese processuali.

 

 

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